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Dopo la dominazione francese (1549- 1601) il Marchesato di Saluzzo passò alla Casa di Savoia (Trattato di Lione 17 – I - 1601).
Durante la guerra di successione al Monferrato, il Piemonte fu invaso dalle armi francesi e a Saluzzo fu posto l’assedio. Era l’anno della peste: 1630. Per il Trattato di Ratisbona e Cherasco, fu restituita Saluzzo ai Savoia (1631). Sotto Carlo Emanuele II si godette un po’ di tranquillità; non cosi sotto Vittorio Amedeo II che fu costretto dalla prepotenza del Re di Francia Luigi XIV a prendere le armi: nella vicina Staffarda (18 agosto 1690) i Francesi ebbero la vittoria e presidiarono Saluzzo. Con i Trattati di Vigevano (1694) e Riswych (1697) vennero restituite le nostre terre al Duca di Savoia.
In questo frattempo che cosa succedeva a Torre? Abbiamo i Propositari del Comune, da cui attingere notizie di vita locale.
Nel '1616 la comunità pagò al Capitano di Giustizia una multa di 125 Ducatoni per non essere andati tutti i capaci al porto d’armi, dai 18 ai 50 anni, alla guerra in Asti.
Molto triste e desolante la situazione del 1631: nel propositario dell’anno, a caratteri molto sbiaditi sta scritto: << Preso atto che la magna parte delli huomini di questo luogo et habitanti sono defonti e (con i pochi rimasti) non si possa compiere il numero di 12 Consiglieri Ordinari, doversi raccorrere dalli Ill.mi Conti di questo luogo il corpo di comunità a otto o sei Consiglieri >>.
La peste aveva decimato anche quì la popolazione Mancano i propositari del 1628 - ’29 e ’30 e nell’archivio parrocchiale gli atti di morte; è registrato un matrimonio nel luglio 1630 e poi più nessuno fino al gennaio 1631: si vede che la peste infierì nell’estate e nell’autunno del` 1630, continuando a serpeggiare
nel 1631 — ’32 — ‘33, per cui si chiede una proroga al pagamento del diritto da macina al Generale delle Finanze (58 ducatoni) del tasso dovuto al Serenissimo Principe Tommaso e di ridurre a sacchi 27 di grano frumento il censo dovuto ai Conti di Moretta e Macello.
La vita intanto riprendeva a poco a poco il suo ritmo regolare; il Consiglio comunale veniva ricostituito e funzionava a tutela dell’ordine e del bene pubblico. Nel 1673 si rinnovarono i bandi: << Non si può tenere più di una troglia per ogni lira di registro e chi non ha neppure questo terreno, non può tenerne alcuna, sotto pena di due ducati d’oro di multa e ciò per evitare danni ai seminati ed ai prati, si proibisce di caricare legna sopra bestie, carri e carrette senza avere con sè la bolletta di accompagnamento pena la multa di L. 6 per ogni carrata, L. 3.
La vita intanto riprendeva a poco a poco il suo ritmo regolare; il Consiglio comunale veniva ricostituito e funzionava a tutela dell’0rdine e del bene pubblico. Nel 1673 si rinnovarono i bandi: << Non si può tenere più di una troglia per ogni lira di registro e chi non ha neppure questo terreno, non può tenerne alcuna, sotto pena di due ducati d’oro di multa e ciò per evitare danni ai seminati ed ai prati, si proibisce di 'caricare legna sopra bestie, carri e carrette senza avere con sè la bolletta di accompagnamento pena la multa di L. 6 per ogni carrata, L. 3 per carretta e L. 2 per somata, Bisogna poi disfarsi delle capre (per il danno che recano brucando tutto) >>.
Nel 1676 in gennaio il Consiglio potè radunarsi dinuovo nella Casa Comunale restaurata, dopo ben 34- anni di riunioni qua e là, nelle case dei privati.
Le adunanze consigliari erano precedute da citazioni verbali Consiglio del Messo comunale e dal suono della campana: si tenevano, d’ordine dei due Sindaci, con licenza del Castellano, che in questa epoca era Giulio Cesare Reinone.
I Consiglieri (in numero di cinque) restavano in carica per un triennio ed i Sindaci per un biennio: si faceva la rosa dei nomi dei Consiglieri da eleggersi e il Patrono sceglieva fra quelli. Il Castellano era nominato per un biennio dal Conte di Macello ed i Sindaci dai Consiglieri con la pluralità delle voci.

 

 

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